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Firmato per te – Intervista alla Dott.ssa Kokoska

A seguito dell'assegnazione dei fondi 8×1000 della Chiesa Cattolica, TV2000 ha raccontato attraverso il programma Firmato da Te l'esperienza che Comici Camici realizza all'interno del Day Hospital di Neuroriabilitazione pediatrica dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Santa Marinella

GUARDA IL VIDEO DEL PROGETTO con la Dott.ssa Ercolina e il Dott. Trastullo

Il quotidiano digitale Interris.it ha parlato con la dott.ssa Kokoska della cooperativa sociale Comici Camici, di seguito l'intervista completa

Cosa rappresenta la clown terapia per bambini e famiglie che affrontano un percorso fatto di dolore e speranza?

Significa generare un combustibile che alimenta la speranza, spalancare una finestra da cui entra il sole quando tutto sembra grigio e triste. A volte c'è bisogno di accendere la stanza, portare allegria e sonore risate, altre volte, esserci, per donare calma, vicinanza che viene dall' ascolto rispettoso. L' incontro tra un clown dottore e un bambino genera una vera e propria scintilla in grado di cambiare il segno alle emozioni negative virandole verso la gioia, la fiducia, la speranza elementi determinanti che, come sappiamo dagli studi della PNEI (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia), permettono al bambino di essere protagonista attivo del proprio percorso di cura e guarigione.

Siamo stati seguiti in ospedale per un percorso di ricerca dell' Università la Sapienza, i risultati sono stati importanti, cambiamenti significativi nei correlati fisiologici esaminati e nello stato psichico dei bambini misurati.

Sono risultati che, soprattutto nelle lungodegenze, riescono a sedimentarsi con la continuità e la ciclicità delle visite. Uno degli aspetti più importanti del nostro lavoro è che i bambini ci aspettano, quell'attesa crea una fibrillazione positiva, uno scopo, un amo verso la progettualità e il domani. I genitori ci raccontano spesso delle idee e del mondo interiore del loro bimbo che si riattiva al pensiero della prossima visita. È vita in movimento in un luogo che per sua natura cristallizza il tempo e lo spazio
La vita normale è sospesa, le pratiche mediche scandiscono la quotidianità, in questa condizione di fissità e di ore lunghissime emozioni di ansia, paura, scoraggiamento e noia prendono facilmente il sopravvento.
Attraverso il gioco, la clownerie, la magia, la parola trasformatrice, si ribalta il vissuto negativo, infondendo fiducia, coraggio, potere personale, accettazione e consapevolezza quando serve, e fra tutte, la nostra preferita, la gioia, che invade e trasforma tutto: la stanza i medici gli infermieri la signora delle pulizie  i pupazzi sul letto, mamma papà, la famiglia accanto.
Intanto la temperatura scende, la pressione si regolarizza, c'è bisogno di meno antidolorifico e in media nelle chirurgie la degenza dura un giorno in meno. Questo la scienza ha decretato, misure alla mano:)
A volte quello che serve è stare accanto, succede che genitori ci aprano la porta permettendoci di stare nei momenti in cui le prove della vita sono grandi come montagne.
È un privilegio e la gratitudine che proviamo non si può descrivere.
È importante sottolineare che qualunque sia la condizione clinica del bambino noi ci rivolgiamo alla sua parte sana, si ritorna ad un momento in cui la malattia non c'è, non per una negazione della stessa, ma per l'instaurarsi di una sfera emotiva in cui la vita è forte e va avanti. Nel nostro lavoro ci ritroviamo spesso ad essere depositari delle emozioni della famiglia, che trovano un ancoraggio per vivere il presente con più serenità, e un ponte con un ospedale che si prende cura mostrando grande umanità.

Come ci si avvicina a questi bambini? Capita che si incontrino persone che non vogliono essere aiutate?
Ci si avvicina in punta di piedi e chiedendo il permesso, questo vale sempre che si tratti di una breve o lungodegenza.
La legge fondamentale, la nostra chiave di accesso è "sentire" la stanza, leggere l'energia e le emozioni presenti.
Ogni volta è un nuovo incontro, e vale anche in una relazione consolidata. Non crediamo nello spettacolino preparato o nell'animazione da portare nelle stanze, si tratta per noi di una relazione terapeutica che necessita di volta in volta di una lettura immediata di quello che incontriamo e di una co creazione dell'intervento insieme al bambino e alla sua famiglia. . Una capacità di lettura e di azione che nasce da una formazione lunga, impegnativa…. Fondamentale.
Giochiamo attraverso l'improvvisazione e l'ascolto, in modo da elevare l'energia di quella stanza e portarla ad un punto dove il senso di benessere si tocca con mano.
Capita che un bimbo dica no, quasi mai succede che lo faccia un genitore o adulto di riferimento a meno che non stia dormendo e ci chiede di ripassare ( a volte lo svegliano!)
Il no del bambino è importante, siamo una delle poche figure che chiedono il permesso per entrare e quel permesso può essere accordato o meno. In quel momento si restituisce il potere al bambino di incidere su una situazione dove quel no non è possibile dirlo a medici, infermieri, donna delle pulizie, alle procedure mediche.
Quello che vivono è un tempo scandito da procedure per larga parte temute, poter dire di no alla ennesima persona che entra, e veder soddisfatto questo suo rifiuto restituisce competenza e dignità.
Per esperienza possiamo dire che quel no difficilmente resta tale e finisce per diventare un si, molto bello perché frutto di una fiducia conquistata.
La cosa interessante non è quel no all'inizio della visita, ma la sua trasformazione che richiede rispetto e il giusto tempo.
Anche per questo i clown dottori professionisti non hanno parrucche e trucco eccessivo, e arrivano dolcemente in punta di piedi.

Come si svolge la clown terapia in questo periodo? Si riescono a portare avanti i progetti?
Dal mese di marzo, con il diffondersi dell’emergenza COVID-19, su richiesta delle direzioni sanitarie le attività in corsia sono state sospese. Abbiamo prontamente attivato il progetto Comici Camici CAM che ci permette di restare in contatto con i bambini attraverso una videochiamata. E’ un tentativo di portare serenità nella stanza, demolire la percezione di isolamento che accompagna i loro vissuti. In questo momento forse ancor di più di prima, è importante esserci. I bambini in ospedale vivono doppiamente questa realtà della pandemia, è chiaro che il nostro fortissimo desiderio è tornare in Ospedale e fare la nostra parte per aiutare i bimbi, hanno estremo bisogno di vivere esperienze positive. Speriamo sarà presto possibile, con tutte le misure di sicurezza necessarie.

Qual è il momento più difficile che si affronta quando si fa questo lavoro?
Il momento più difficile è quando torni in quella stanza di lungodegenza e non c'è più quel bimbo cintura nera di fantanimali, con la sua maglietta arancione preferita e i suoi disegni della volpe cinolina, o quella ragazzina straniera con gli occhi di velluto con cui cantavamo malissimo 70 volte le canzoni della Pausini nella sua lingua.
È un momento difficile anche quando incontri storie di vita troppo forti per essere accettate.
In questo lavoro, che richiede formazione continua, la supervisione psicologica è uno strumento salvavita.
Abbiamo un bravissimo psicoterapeuta che ci sostiene, dà costantemente un senso a quello che ci accade, ci aiuta a metterci in discussione e a riacchiapparci per i capelli quando c'è una perdita dolorosa. Il nostro mestiere metti in campo chi sei, il naso non è una maschera, è l'umano portato senza filtri.
Con la sua forza e la sua fragilità, soprattutto quando sa che deve dire ciao.

Quanto è importante raccontare tramite un documentario questa realtà che non sempre è molto conosciuta?
Un documentario sarebbe tanto importante e non semplice nello stesso momento.
La figura del clown in ospedale spesso si associa ad un pagliaccio che fa scherzi e porta un sorriso nei luoghi di sofferenza, si ha spesso un'idea piuttosto distante dalla realtà del lavoro del clowndottore. Sarebbe molto bello gettare uno sguardo su una realtà che è poco conosciuta.
Non semplice perché questo è un lavoro che per sua natura si svolge nell'intimità di una stanza d'ospedale, dove si prova a portare un cambiamento, una scintilla vitale.
È una sfida per la telecamera non turbare un equilibrio che si sta creando e cogliere la magia che può nascere in quella intimità.
Ma sarebbe bellissimo, con un documentario, poterla raccontare.

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